Guida pratica agli attacchi di panico

Si parla tanto di attacchi di panico, spesso anche a sproposito. In alcuni casi vengono sottovalutati, considerandoli “stress”, in altri casi vengono confusi con altri episodi. Molto di quello che concerne gli attacchi di panico riguarda sensazioni ed emozioni, che sono un’area di intervento di noi Mental Coach.
È un argomento molto delicato e non ne voglio parlare in modo asettico. Ho la fortuna che Giovanni Ventura, mio coachee, ha voluto raccontare la sua storia che vi condivido qui di seguito.

Testimonianza diretta di Giovanni Ventura

Ho sempre vissuto facendo sport, qualunque questo sia stato: dalla corsa al calcio, passando per il basket e qualsiasi attività sportiva mi venisse proposta.
Fino a quel giorno pensavo che questa mia passione non potesse essere fermata da nessuno.
Poi un giorno, dal nulla, la tua testa ti dice “basta”, dice che si è stancata, dice che ha paura e non vuole più fare sport.
E non solo lo dice ma lo impone a tutto il corpo, “Giovi, devi smetterla di correre”.

Ecco, questo racconto abbastanza parafrasato ma sicuramente strano è per raccontare come ho iniziato ad avere attacchi di panico.
In quel momento non sapevo nemmeno cosa fossero: ero un ragazzo che amava correre tanto e da solo. Mi capitava che passassi anche 2 ore immerso nei miei pensieri, in mezzo al silenzio e alla natura delle colline marchigiane; e poi da un giorno all’altro, ti ritrovi ad aver paura di fare non solo cose del genere ma hai paura di tutto.

Ma…paura di cosa?
Eh, paura di morire, ma tranquilli se tutto questo vi sembrerà strano è normale: significa soltanto che non avete mai avuto attacchi di panico.
Il problema vero e proprio di un attacco di panico è che non solo tu hai paura, ma ti sembra proprio che stai per morire e ne sei sicuro al 100% perché ti senti proprio male.
E così, dopo aver capito il problema, non sai esattamente come affrontarlo perché sapere che soffri di attacchi di panico non te li fa passare, perché in fondo non puoi “sconfiggere” il tuo cervello.

Dopo circa un mese tra medici e pochi risultati a mia madre viene in mente un nome che può fare al caso mio: Riccardo Pittis, me lo dice ma io non so proprio chi sia.
Nel dubbio e nella speranza che sia una buona occasione, prendiamo un appuntamento.
Andiamo a Treviso dove ad aspettarci c’è un ragazzo che, oltre ad aver scoperto essere stato un campione nello sport, è anche piuttosto alto ed è pronto per aiutarmi.
Parliamo da soli ed io sono un po’ diffidente, mi fa abbastanza strano raccontargli le mie paure, ma lui in ogni modo le capisce e dopo poco percepisco che lui mi possa aiutare per davvero. Capisco che il suo connubio tra sport e Mental Coaching è perfetto per il mio caso.

Dopo due incontri inizio a vedere grandi miglioramenti, con semplici passi ho trovato modi per controllare le mie paure, anche se ancora non mi sento pronto completamente per correre.
Passa del tempo, Riccardo mi dà continuamente consigli ed esercizi mentali da fare, e dopo esserci visti per la terza volta capisco che è arrivato il momento di rimettermi le scarpe per correre di nuovo. Per il primo approccio niente colline e niente ore in solitaria ma semplicemente 20 minuti in giro per le strade della mia città… sembro nuovo.
Con il tempo aumenta la confidenza e tutto ritorna ad essere sempre di più normale. Ormai a quasi 2 anni, quel brutto periodo lo vedo come un ostacolo superato.

Tutto questo grazie a me e alla mia determinazione ma sicuramente grazie a Riccardo, senza il quale non saprei se avessi continuato a fare tutto lo sport che faccio: un ragazzo che ha speso il proprio tempo per aiutarmi senza mai chiedere nulla, ascoltando le mie paure e sconfiggendole affianco a me.